di sabe
Oh yes I'm stressed,
I'm sorry I digressed!
autumn in florence
10/06/2009 18:08
di sabe
sottofondo malinconico: da spiaggia ventosa e mare increspato e cielo grigio che promette di piovere e sabbia che vola e si infila tra i capelli e ti entra in un occhio così da permetterti di lacrimare avendo un ottima scusa per farlo.
non mi sento peggio o meglio. forse nemmeno diversa.
mi devo fermare ogni tanto, come un vecchino che per strada riprende fiato appoggiandosi ad un muro e guardandosi attorno..
mi fermo per cercare di sentire. sentire me: cosa provo, cosa voglio. eppure mi pare di non sentire, poi, molto. un profondo vuoto: scavato per bene, ma così per bene che non ha increspature o sporgenze a cui, di tanto in tanto, aggrapparsi. liscio: come se fosse smaltato.
vuoto di smalto.
ogni giorno lo stesso giorno, nell'attesa di partire.
e faccio cose che mi distraggono, mentre lo shuffle lavora impietoso. sento archi nella mia testa: suoni di una memoria ormai persa e fatico a decifrare pensieri immaginati dal vissuto reale.
vorrei riavvolgere tutto: una matita nel foro di una musicassetta! gira rigira gira rigira: rivedere luoghi, persone, sentire profumi, ritrovarmi in un abbraccio. non avere la sensazione del tempo perduto, del tempo andato, del tempo che sulla mia faccia è passato male, violentemente, prepotente!
e se fossi in una bolla?scoppiarla e atterrare lontano, dove è più morbido, dove c'è sempre il sole e le nuvole sanno di panna! dove i cani fanno bEu e la sera ti addormenti sereno!
(programmi per la serata!)
di sabe
mi sono persa, non c'è niente da fare. c'è stato un attimo, preciso e definito, nella mia vita in cui è successo qualcosa.
bisogni e scelte. oggi un amico mi ha fatto un gran bel discorso: scorrevole e coerente.
se ti affidi ai bisogni, agisci in nome di istinti ed emozioni e sentimenti vari che in quel momento ti animano allora sei un tipo di persona è reattiva, nel senso che reagisci a delle sollecitazioni esterne. mentre, se ti affidi alle scelte, riesci a far dialogare i bisogni con un progetto più ampio: questo fa di te una persona con un certo grado di equilibrio. non è difficile intuire cosa sia io. non ho un progetto, non ho un fine o una meta, non ho un disegno, non ho un'idea: ho cambiato direzione più e più volte, a seconda di cosa più o meno influiva nella mia vita. che schifo.
ho perso tempo. tanto tempo. ho perso occasioni, perso momenti, sacrificato giornate, settimane, mesi sballottata inutilmente e ora cosa resta?
NIENTE.
non si deve per forza sbagliare per imparare. (infatti io non credo di aver imparato molto.)
non si deve per forza arrivare al nocciolo delle cose: volerle capire, approfondire, sviscerare!
non c'è sempre un perchè o una spiegazione.
ho sempre pensato che la sofferenza fosse sinonimo (in qualche misura) di profondità d'animo. invece no!
trallaltro, fosse stato così io sarei un esempio di saggezza, bontà e tutte le qualità che esistono al mondo!.. e invece sono solo io.
si. sono triste. molto triste.
la vita è una ruota che gira? allora se gira, prima o poi torna nell'esatto punto di partenza: ed è lì che sono ora (ancora.) non mi sono mossa di un centimetro. ero a schiena a terra e faccia al cielo. a terra. e lì son rimasta. la sofferenza non mi ha fatto migliorare (spero nemmeno il contrario), non mi ha fatto crescere, non mi ha insegnato nulla. non mi sono mossa.
"ma sì ma sì lo so qual era il modo esatto per riavere tutto è solo che mi persi"
prova costume
21/05/2009 12:18
di sabe
Boh, sono un pò confusa. Forse è solo una questione ormonale ma mi sento parecchio giù.
E' che far tutto, anche la più piccola cosa, richiede l'impiego di enormi sforzi per affrontare i piccoli e grandi imprevisti che, stranamente, sbucano da ogni dove. Arrivare a fine giornata con il sorriso è praticamente impossibile.
Fatica.
Pensieri.
Opere & azioni.
Non voler essere la protagonista della mia stessa vita: questo è il desiderio che mi piacerebbe esprimere se mi venisse chiesto di farlo.
Arriva l'estate. Aspettiamo.
improvvis-azione
05/05/2009 00:12
di sabe
le cose andrebbero valutate in condizioni di normalità. come ora ad esempio. mi paredi girare a vuoto senza lui. provo a mordermi la coda : e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco. e più ci provo meno ci reisco.
provo a godermi il momento. o meglio: dovrei imparare a farlo.
di sabe
Ho scelto di cambiare ancora: per troppo tempo sono rimasta in una situazione di infelicità che non ha fatto che aggravarsi giorno dopo giorno e l'ho capito solo quando ho detto BASTA!
Decidi di ricominciare: trovi (non sai dove!) la forza di riorganizzarti le cose e fai incastri degni di un bravo giocatore di tetris, e ti stupisci che tutto stia andando perfettamente come nei tuoi piani ideali, chiedendoti realisticamente dove sia la sfiga, l'imprevisto temendo che compaia e che sia devastante... E poi eccolo lì.. Non determinante e dilagante: solo una catena di eventi, piccoli e fastidiosi che cominciano a minacciare di far crollare tutto...
Nervi saldi, è quello che mi serve.. Però che fatica. Che fatica anche solo pensare che qualsiasi cosa tu faccia, devi sudartela, devi soffrirla e quando sarà compiuta magari sarai pure troppo esausta per apprezzarla davvero.
La mia certezza, ora come ora, è l'esistenza dell'incertezza come condizione permanente della mia vita.
In più perdo pezzi per strada. Pezzi importanti, ingranaggi fondamentali e ho paura di pensare che possa essere per sempre.
Nervi saldi, dunque. E valigia sempre pronta. (Fatica.)
di sabe
un viaggio nel tempo più che altro.
entri e ti togli le scarpe e scegli le tue ciabatte: ecco, sei in una dimensione in cui il tempo si è fermato e c'è un forte odore di legna che arde, canapa e the. pochi convenevoli perchè qui non si usano: la gente ti guarda ma con poca insistenza e ciò che vuol sapere di te si limita al nome e se gradisci del vino.
capelli rossi ramati che si illuminano se alle spalle si accende una luce, poche stoviglie semplici ed essenziali, spezie e matite e bollitori e farine e biscotti e un cane moribondo che non può mai mancare.
qui il tempo si è fermato davvero. e mi vengono in mente scenari visti solo nei libri: vivere di poco, vivere dissociati dalla realtà e averne contatto solo attraverso un cellulare.
intagliare cuoio usando le mani e la vista e l'ingegno: collane di lana e rame e fil di ferro..
addormentarsi sotto un tetto spiovente e travi in legno e un occhio alla luna piena. e pare un sogno tirarsi su la coperta della nonna, quella fatta all'uncinetto: grandi fiori di lana grossa che ti riparano dal gelo vero dell'inverno che qui ha poca pietà..
ti svegli che sai perfettamente dove sei e capisci che non vuoi più starci, che non è il tuo posto, che per quanto fantastico sia non ti appartiene e devi, devi, devi prendere il primo treno e chiudere gli occhi per riaprirli nemmen troppo lontano: tanto quanto basta per sentirsi meno oppressi, meno soli, meno persi.
anche se ora non è proprio così che mi sento.
non è stato il verde, non sono state le tisane, nemmeno il pavimento di cotto ghiaccio: è la stupidità umana. quella ti segue ovunque, fa viaggi nel tempo e anche nello spazio e ti scova e ti sorprende, nonostante tu ci sia abituata.
di sabe
non mi sembra essere passato un solo attimo da quel giorno: se chiudo gli occhi riesco a trovarmi nel letto che mia nonna preparava per me e mia sorella nelle occasioni particolari. quella era un'occasione veramente speciale. è squillato il telefono e da quella sera il 4 è diventato un 5 e ogni cosa è stata diversa. ricordo tutto come se fosse ORA. lo vedo chiaro con gli occhi della memoria e lo ritrovo intatto, senza che il tempo abbia sciupato, tolto o modificato nulla. il ricordo più nitido che ho della mia infanzia, forse. sono passati 18 anni. quando sei in un momento cruciale " il tempo si ferma e quando riprende lo fa al doppio della velocità " e così è stato! il tempo si è congelato in un attimo come per rivedere le posizioni di ognuno, e quando ha ripreso il suo andare, è corso via velocissimamente per riafferrare i momenti di stasi e di assestamento. 18 anni. una ricca befana che ora ha le forme di un uomo e mi fa sentire così piccina se solo mi fermo a guardarlo. eppure la grande sono io. sono diventata anch'io "la maggiore" e non posso che pensare teneramente a quella notte, al peluche Ciccio, alle unghie lunghe e la pelle piena di grinze.
bambina ho smesso di esserlo quel giorno e a tratti me ne dispiaccio ancora perchè, io, bambina mi ci sento ancora nel mio intimo.
18 anni fa non avrei mai pensato a questo giorno, anzi: non ci ho pensato.. eppure è arrivato e nel modo meno preventivabile, forse.
brindo alla sua, alle sue guance morbide e alla felicità immensa che mi ha dato quest'uomo. brindo alla sua felicità che è anche la mia, alla sua affermazione e al suo sorriso che ho lasciato troppo presto e che non ho visto troppo spesso.
brindo solo e semplicemente alla sua, oggi.
di sabe
non so come stare.
non sono lacrime, non è un magone, non è un livido.
liquido rosso dal sapore ferroso: mi pare di vederlo gocciolare da ogni poro ma non sento dolore, non di quello che ti fa urlare.
l'unica cosa che vorrei sono due dita sulle tempie e scordare chi sono.
di sabe
alla fine non è cambiato nulla. solo un pò più triste, un pò più vuota e molto più confusa.
non mi sento mai a casa: è un dato di fatto. questo vuol dire che non mi sento mai a mio agio, che non mi sento mai nel posto giusto, con la/le persona/e giusta/e. soffro e le uniche cose che vedo mentre cammino per strada sono immagini di momenti passati in cui essere felici doveva essere facile. rivedo situazioni, persone e sento voci.. e forse vedo me stessa sorridere. una casa in vendita che una volta era tua e ancora definisci tale. la solitudine profonda e nera che senti quando ad ogni passo ti rendi conto che non c'è nessuno accanto a te, che la tua mano stringe solo un fazzoletto e che nessuno ascolterà i tuoi pensieri.
una persona che affida i propri sfoghi più intimi e profondi ad un blog, alla rete, deve essere molto sola. e sì: io lo sono. anche per scelta, lo dico per placare le coscenze di chi si ritiene mio amico/a. in più io non sono brava con le parole: non quando devo esprimere i miei sentimenti. faccio giri di parole e poi mi perdo e se, per caso, chi mi è davanti sminuisce ciò che sto dicendo, mi offendo e mi richiudo nel mio silenzio carico di cose da dire.
se potessi chiedere aiuto, un consiglio o qualsiasi altra cosa, lo farei: anche da qui, per quanto sia patetico. ma non so farlo. e non per orgoglio. è che non mi piace dar fastidio, scombinare i piani della gente. è che da troppo questo mi sembra il fondo e a furia di grattare mi si sono consumate le unghie così che non riesco che a guardarmi sanguinare le dita sperando che questo dolore effimero e temporaneo copra tutto il resto.
avrei voluto fare un albero, tirare fuori le luci di natale e invece ho comprato una spazzola toglipelucchi.
avrei voluto far felici le persone che amo, invece sono diventata un'ombra nella loro vita.
tutta il mio essere solare, allegra mi sembra un così lontano ricordo. se qualcuno mi domanda quale sia stato l'evento felice più recente, io non so rispondere. non so farlo.
la felicità può durare più di qualche ora?
un ragazzo si avvicina a una ragazza alla fermata del bus e la bacia teneramente, senza che si dicano niente e io ne sono invidiosa. invidio la facilità di questo meccanismo: sembra fluido, oliato: e va come deve andare.
perchè non sono io la ragazza da baciare? la ragazza di cui prendersi cura? io non sono forte, o meglio: non lo sono solo perchè sono dura e grezza e sfacciata (alle volte).
saper nonmoriredifameedistenti non vuolo dire essere forti.
fossi stata forte sarei rimasta: avrei ragionato e provato.
fossi stata diversa avrei preso un aereo subito e sarei corsa qui. l'avrei visto un'ultima volta: non sarei stata con il culo ammollo mentre lui moriva.
ho costruito IO la mia infelicità. eppure riesco ancora a stupirmene.come mi stupisco di svegliarmi in questo letto e di non sentire più il suo odore, vedere le sue smorfie e la sua facciotta che mi guarda da vicino vicino sperando che mi svegli!
io non sono forte. e sono sola. e sto soffrendo. e non ne esco. e comincio ad aver paura perchè non ne vedo la fine. questo è quanto. confuso, sgramamticato, insensato. ma è così. semplicemente così.
e ora basta.





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